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LA PREVENZIONE CARDIOVASCOLARE

LA PREVENZIONE CARDIOVASCOLARE

Le conseguenze patologiche di un controllo inadeguato della funzionalità dell’apparato cardiocircolatorio sono ancora oggi tra le principali cause di accesso a visite mediche (specialistiche o no), al pronto soccorso per eventi acuti (che possono essere anche fatali o gravemente invalidanti) e in farmacia per l’acquisto dei farmaci prescritti; questo rende ancora oggi le problematiche cardiovascolari la principale causa di malattia cronica.

La prevenzione cardiovascolare è semplicemente l’insieme delle strategie che tutto l’apparato sanitario dovrebbe attuare per monitorare la popolazione al fine di ridurre o anticipare i possibili effetti avversi (acuti e fatali o cronici e invalidanti) conseguenti a un malfunzionamento del sistema circolatorio e del cuore che ne è il fulcro.

Negli ultimi anni gli organismi competenti a livello nazionale e internazionale hanno stilato una TABELLA DEI FATTORI DI RISCHIO CARDIOVASCOLARE, frequentemente rivista in modo opportuno per adattarsi quanto più possibile alla popolazione e ai risultati riscontrati sul campo.

Gli elementi elencati in questa tabella comprendono:

FATTORI NON MODIFICABILI (età, sesso, familiarità…più si va avanti negli anni e maggiore è statisticamente il rischio di incorrere in un evento acuto quale infarto o ictus per esempio; gli uomini hanno una maggiore predisposizione delle donne e una storia familiare positiva per queste problematiche aumenta le probabilità che tali eventi possano ripetersi): su questi fattori non si può intervenire per apportare correttivi; non si può modificare il proprio codice genetico né cancellare l’incidenza dell’ereditarietà di rischi cardiovascolari né fermare il tempo che scorre; si deve però fare informazione in modo che gli individui interessati siano sensibilizzati a un più attento e assiduo controllo per evitare di intervenire troppo tardi.

FATTORI MODIFICABILI (ipertensione arteriosa, peso, colesterolo, diabete, fumo, non corrette abitudini alimentari, stile di vita, BMI ovvero indice di massa corporea): sono, questi, tra i principali elementi che aumentano le probabilità di problematiche cardiovascolari a causa dell’impatto negativo su un sistema cardiovascolare costretto a lavorare in condizioni di affanno e di sovraccarico; vasi sanguigni intasati di placche di colesterolo, induriti da anni di fumo, sono un ostacolo al corretto flusso di sangue attraverso un corpo eccessivamente appesantito che richiede al cuore uno sforzo eccessivo per assolvere al suo ruolo di pompa!!

E’ evidente che l’obiettivo di tutto l’apparato sanitario, nell’ottica di fare prevenzione cardiovascolare, debba essere quello di ridurre l’impatto degli elementi elencati nel secondo gruppo di Fattori di rischio.

Il principale target è il controllo dello stato di Ipertensione arteriosa, che potremmo definire come un innalzamento della pressione, e quindi della resistenza, nei vasi sanguigni arteriosi contro cui il cuore deve lavorare per spingere il sangue in tutto il corpo.

Le linee guida internazionali classificano i valori di pressione entro tre grandi categorie:

Pressione adeguata (P.sistolica, cioè “la massima”, inferiore a 120mmHg; P.diastolica, cioè “la minima”, inferiore a 80mmHg)

Stato di Pre-ipertensione (P.sistolica compresa tra 80 e 90 mmHg; P.diastolica compresa tra 120 e 140 mmHg)

Ipertensione arteriosa (di grado moderato o grave, con valori superiori ai limiti sopra definiti)

Il controllo della pressione, domestico, ambulatoriale o in farmacia, dovrebbe essere la prima semplice strategia da attuare, in modo particolare da parte di tutte quelle persone che possono ritrovarsi, chi più chi meno, in uno o più dei fattori di rischio di cui sopra. I risultati di questi controlli devono essere condivisi con il medico di base e, se del caso, con uno specialista del settore: i valori di pressione riscontrati da ogni individuo vanno contestualizzati nella sua condizione di salute generale; non è detto che i medesimi limiti di pressione siano adeguati ed accettabili per ciascuno.

Questo elemento deve essere molto chiaro: è essenziale allargare il quadro e questo resta di competenza del medico curante, così come definire gli opportuni interventi correttivi da attuare caso per caso.

Al fine di aumentare la sensibilizzazione, l’informazione e il controllo dello stato del sistema cardiovascolare, negli ultimi anni sono nate in farmacia delle campagne di screening in collaborazione con alcune aziende del settore:

le giornate di misurazione gratuita della pressione arteriosa o la campagna Farmacia Amica del Cuore sono solo alcuni degli esempi che si possono citare.

Lo scopo di queste campagne è quello di mettere a disposizione dei pazienti (e dei medici) le strumentazioni idonee a rilevare i valori di quei fattori modificabili di cui abbiamo parlato poco fa: oltre alla misurazione della pressione, è oggi possibile eseguire Elettrocardiogrammi, Monitoraggi nelle 24 ore della pressione (Holter pressorio) e della funzionalità cardiaca (Holter ECG), tutti refertati in breve tempo da Cardiologi accreditati; è da tempo possibile verificare il proprio livello di Colesterolo, definire il Profilo lipidico completo e misurare Glicemia ed Emoglobina Glicata con apparecchiature via via sempre più sofisticate; è altrettanto possibile verificare il peso e la composizione corporea con una bilancia apposita (misurazione di Impedenziometria).

Durante le campagne di screening, la raccolta di questi dati analitici consente di compilare semplici questionari che diano al paziente e al proprio medico una visione un pochino più dettagliata del profilo di rischio cardiovascolare.

Questi servizi sono sempre disponibili in farmacia per chiunque sia interessato.

L’obiettivo è principalmente quello di sollecitare e invitare non tanto le persone con una storia nota di problemi cardiovascolari (quindi già sottoposti dal personale medico a controlli costanti), bensì tutta quella larghissima parte di popolazione che non si sottopone quasi mai ad accertamenti: riuscire a sensibilizzare, incuriosire e attrarre queste persone a un controllo del proprio stato di salute cardiovascolare è fare PREVENZIONE CARDIOVASCOLARE.

IL COLESTEROLO….UN’INSIDIA SILENZIOSA

L’importanza di misurare e monitorare i livelli di Colesterolo è sempre più nota, non solo tra gli addetti ai lavori, ma anche nella popolazione: obiettivo di questo articolo vuole essere quello di mettere in luce alcuni aspetti magari meno noti e immediati in questo ambito.

Nella trattazione della questione del rischio cardiovascolare e delle strategie di prevenzione abbiamo citato tra i fattori definiti modificabili proprio il colesterolo e la sfera delle dislipidemie.

Il Colesterolo è un prodotto presente fisiologicamente nell’organismo di ogni individuo, in diverse forme di aggregati (le cosiddette Lipoproteine a diversa densità) presenti nel circolo sanguigno (VLDL, essenzialmente i Trigliceridi), depositato sulle pareti delle arterie e dei vasi (LDL, colesterolo “cattivo”) oppure stoccato nel fegato come scorta (HDL, colesterolo “buono”) di cui poter usufruire in un secondo momento. A seconda della prevalenza relativa di queste diverse forme di aggregati, l’interpretazione dei livelli di Colesterolo riscontrati cambia molto significativamente.

Quando si misura il Colesterolo, il dato più immediato che si ottiene è quello del cosiddetto Colesterolo Totale (CHOLtot), costituito dalla composizione dei tre elementi sopra citati (del valore dei Trigliceridi si prende solo una parte); per rendere chiaro questo concetto, si potrebbe paragonare il CHOLtot a un baule del cui contenuto conosciamo la composizione qualitativa (banalmente potremmo ipotizzare tre diversi materiali di diverso peso specifico quali per esempio ferro, paglia, tondini di legno): la misurazione del COLESTEROLO TOTALE ci consente di stimare le dimensioni di questo baule; l’analisi approfondita del PROFILO LIPIDICO (ovvero la determinazione quantitativa dei tre elementi costituenti) ci fornisce un quadro completo, essenziale per decidere se porre in atto dei correttivi. E’ infatti intuibile che a parità di CHOLtot cambia drasticamente l’approccio a seconda della composizione relativa degli elementi che lo costituiscono (ferro….paglia….tondini di legno del nostro baule….cioè LDL, HDL, VLDL: è evidente che a parità di spazio disponibile complessivo, il peso complessivo del contenitore cambia proporzionalmente alla quota parte di volume occupata dal materiale a peso specifico maggiore).

L’analisi del PROFILO LIPIDICO completo consente di fornire due parametri di grande interesse, fondamentali per interpretare al meglio i risultati numerici delle analisi del sangue e per delineare più correttamente il quadro:

LDL, il “Colesterolo cattivo”, ovvero quella frazione che si deposita sulle pareti dei vasi sanguigni, ispessendoli e rendendoli meno elastici, con conseguenze sulla circolazione; questo elemento dovrebbe stare al di sotto dei 130mg/dL

CHOLtot/CHOL-HDL, ovvero la stima dell’impatto della parte positiva sul totale; questo parametro dovrebbe stare al di sotto del 4. Per esemplificare: se il totale di Colesterolo fosse 240mg/dL, il peso specifico di questo valore cambierebbe significativamente se il CHolHDL (“buono”) fosse 40mg/dL oppure 60mg/dL; nel primo caso avremmo un rapporto TOT/HDL pari a 6, nel secondo pari a 4. Più basso è il rapporto, meglio è.

E’ noto che l’alimentazione e uno stile di vita più o meno attivo possono influire sul quadro metabolico: una alimentazione particolarmente ricca di grassi, soprattutto saturi, o di alimenti ad alto contenuto di colesterolo aumentano le probabilità di avere un quadro più marcato di Dislipidemia; questo però non è necessariamente detto, poiché grande importanza riveste lo stile di vita e quindi la possibilità di consumare e metabolizzare quanto assunto con la dieta ma soprattutto il codice genetico (la maggiore o minore predisposizione a produrre e metabolizzare determinati elementi; questa predisposizione è responsabile delle dislipidemie riscontrate in pazienti frustrati dall’insuccesso delle diete e dell’aver eliminato determinati alimenti). E’ però intuibile che mantenere sotto controllo l’apporto dall’esterno di Colesterolo o di acidi grassi che contribuiscono alla sua produzione è una norma di importanza assoluta indipendentemente dal fatto che tale regime alimentare possa essere o meno all’origine del quadro dislipidemico.

Quando i valori che emergono dalle analisi forniscono un profilo al di sopra dei livelli definiti ottimali, è opportuno in primo luogo contestualizzare l’individuo all’interno della tabella dei fattori di rischio cardiovascolari: questo compito spetta specificamente al medico di base.

Il primo e più semplice approccio prevede una revisione delle abitudini alimentari e dello stile di vita, con misurazione del risultato ottenuto sui livelli di colesterolo e sulla composizione relativa dei suoi elementi costitutivi: tale approccio, se positivo nei risultati, può essere risolutivo delle dislipidemie (solitamente lievi o moderate), soprattutto se i correttivi apportati (una dieta ipocalorica o una restrizione di una particolare categoria di alimenti) sono riproducibili e sostenibili a lungo termine.

Se questo approccio non si rivelasse idoneo o non fosse sufficiente, è necessario ricorrere a correttivi di altro genere: Steroli vegetali contenuti in alimenti, Acidi grassi polinsaturi, Integratori alimentari contenenti principi vegetali come la Monacolina K (Riso rosso fermentato) o altro, fino ad arrivare ai farmaci di sintesi (Statine, Colestiramina, Ezetimibe, ….sono alcuni esempi); la scelta dovrebbe essere di competenza del medico di base, o quanto meno con esso andrebbe condivisa.

Qualunque sia la scelta, è necessario però ricordare che il rimedio introdotto verosimilmente dovrà essere mantenuto: come una diga….la si costruisce per ridurre l’impatto a valle di un corso d’acqua poco controllabile; una volta riscontrati risultati positivi non ha più alcun senso toglierla.